Idee di viaggio, suggestioni

Guida al mare di Reggio e provincia (parte I): Il Messicano

Il Messicano è un signore originario di Bergamo alta stabilitosi in Calabria molti anni fa che gestisce con la propria famiglia un piccolo bar sulla spiaggia pubblica in prossimità di Marina di San Lorenzo. Non parla spagnolo, non ascolta musica caraibica, non presenta alcun accenno alla messicanità. Il suo locale si chiama “L’Azzurro” e offre normalissimi gelati, bibite varie e qualche pietanza tipicamente estiva.

I dettagli sono, alle volte, estremamente importanti. Alcune volte, capita che sia proprio un dettaglio a stabilire definitivamente la tua caratterizzazione, la tua identità. Così, un giorno di molti anni fa, questo signore, insieme a tanti altri arredi più o meno approssimativi ed improbabili ed accanto al gagliardetto dell’Atalanta, appese nel suo locale anche un sombrero recuperato chissà come e chissà dove, e tanto bastò affinché diventasse ufficialmente per tutti “Il messicano”, e affinché questo soprannome si estendesse anche al bar e alla spiaggia circostante.

Il bar del messicano è uno di quei posti che se fosse gestito diversamente potrebbe fare milioni, ma è uno di quei posti che, se fosse gestito diversamente, smetterei di frequentare. Perciò preferisco tenermelo così com’è e fin quando durerà, con tutti quei difetti che indubbiamente ha e che – meglio avvisare – lo caratterizzano almeno quanto il suo nome. Questo classico chiringuito, questo baretto sulla spiaggia dotato di servizi igienici, di una rudimentale doccia a gettoni e di una rusticissima veranda con tavolini e sedie in plastica rossa, è per me uno dei posti più belli del mondo, e da anni fa da sfondo ai momenti più felici di ogni mia estate.

La spiaggia su cui affaccia il messicano è un angolo di paradiso, stretto tra una colonia di agavi giganti e l’azzurro intenso che lega insieme cielo e mare. Formata da sassolini così piccoli da sembrare sabbia che diventano però progressivamente più grandi man mano che ci si avvicina al mare, questa spiaggia è troppo grande per essere riempita dalle (poche) persone che solitamente la frequentano e, a parte pochi giorni di grande affluenza, non si avrà mai difficoltà a trovare un angolo tranquillo e sufficientemente distante dagli altri bagnanti. Normalmente in prossimità di questa spiaggia l’acqua è tra le più calme, limpide e calde che io abbia mai visto. Ci troviamo, qui, sulle coste del mare Ionio, e le correnti forti e gelide dello Stretto sono ormai lontane. È un mare placido, tranquillo, pacificato e reso saggio dall’infinità di popoli e di culture che lo hanno solcato nel corso dei millenni. È il mare antico di una spiaggia selvaggia.

In questo contesto, il Messicano è l’unica concessione possibile agli agi e alle comodità. A meno che tu non voglia semplicemente una birra o un ghiacciolo, sarà meglio avvisarlo per tempo che intendi mangiare lì. Lui ti dirà di andare a fare un tuffo e ritornare dopo un po’, anche se stai appunto risalendo dal mare, anche se il bagno lo hai già fatto, anche se hai i capelli ancora gocciolanti e le dita gonfie e spugnose (in dialetto “rrappate”) di chi a mollo c’è stato un po’ troppo. Qualsiasi cosa tu decida di fare, dopo un’attesa indefinita – e indefinitamente lunga – ti verrà servita una frittura di pesce tra le migliori che tu abbia mai mangiato o una caponata (pan biscotto condito con olio, sale, pomodoro, olive, origano e basilico) di una bontà commuovente. E non è solamente l’attesa del cibo: sarà l’intero pasto, dall’assegnazione del tavolo fino al conto (che chiederai più e più volte fin quando non deciderai di alzarti e andare a pagare direttamente alla cassa) ad essere scandito dai ritmi inesorabilmente lenti dell’inedia, ma questo luogo è così bello che ciò diventa addirittura piacevole. Siamo in un mondo altro, parallelo, che non contempla la prestazione, la corsa, l’efficienza. Siamo in un mondo statico, nel regno dell’agave: osservala, adeguati, inizia a somigliarle diventando immobile anche tu.

Cotto dal sole, sfiancata dal mare, sotto l’ombra di quella veranda ti potrai rilassare, assaporando l’inazione.

In effetti, a ripensarci adesso che lo descrivo, in quel posto che tanto adoro non c’è nulla di speciale: delle agavi, una bella costa, un baretto sulla spiaggia, attese lunghe e qualche contrattempo. Una serie di dettagli. Ma che sono, alle volte, estremamente importanti: l’insostituibile sfondo dei momenti più felici di ogni mia estate.

suggestioni

Se un pomeriggio d’estate un viaggiatore

Noi di Villa Lavinia amiamo la letteratura.

I libri, i racconti, la narrativa, sono aria per la mente e cibo per l’anima. Alla fine di ogni giornata, arriva un momento in cui nulla può far stare bene quanto sedersi in un angolino tranquillo, sorseggiare una bibita o un bicchiere di vino e intraprendere una nuova lettura – o proseguirne una già iniziata.

È esattamente a questo che ci siamo ispirati quando abbiamo deciso di allestire, ad uso esclusivo delle camere con balconcino, questo nuovo spazio, questo “angolo del lettore”. E il nostro desiderio è che lo si utilizzi così, che molti libri vengano letti – e molti bicchieri di buon vino sorseggiati – su quel tavolino.

Si dice che leggere è come viaggiare: chi legge in viaggio… viaggia due volte!

suggestioni

Fatti di vento, di terra, di mare

Il vento è come il viaggio. Travalica i confini, si sposta nello spazio, mette in contatto luoghi e culture diverse, sospinto da una forza che, lungi dall’esaurirsi, si trasformerà, dando origine ad altri spostamenti, ad un vento di tipo nuovo.

Il vento è assenza di confine ed è, per questo, libertà.

Nel nostro piccolo angolino di mondo, il signore incontrastato dei venti è, senza dubbio, lo Scirocco. Questo vento caldo di sud-est, che spira forte per tre giorni e annebbia il cielo con la terra rossa del Sahara, ha talvolta una forza devastante; in ogni caso, influisce sulle nostre esistenze, condiziona i nostri umori, con la calura che invita all’inedia e la polvere che offusca la vista e intorpidisce i pensieri.

Lo Scirocco è una mentalità, uno stile di vita, una cultura che spiega bene, a chi vuol vedere, che la vera nazione a cui apparteniamo è più vasta ed è trasversale. Si chiama Mediterraneo e riunisce un’infinità di sponde. È una nazione di naviganti, di giramondo, di curiosi, una nazione basata sul vento e sulle correnti. Il nostro eroe si chiama Ulisse: con il più emblematico dei viaggi, diede voce alla nostra inquietudine.

“Lo Scirocco brucia le piante più del sole” dice Zenon, giardiniere che occasionalmente mi aiuta a curare il verde della Villa. Cittadino polacco, vive qui da molti anni, e il suo viaggio ha seguito le rotte della Tramontana. Forse è per questo che ancora non si è abituato alla potenza del nostro signore dei Venti, e prosegue una battaglia che lo rende, ai miei occhi, un personaggio letterario, un tipo da romanzo: un Don Chisciotte contemporaneo, che bypassa i mulini per prendersela direttamente con il vento.

Noi, invece, sappiamo bene che quando Scirocco soffia non c’è nulla da fare, se non assecondarlo, restare in balìa del vento e dei nostri umori, aspettando che passi.

Si chiama resilienza e nessuno ha mai detto che sia facile.